Piatta è la Campagna. Il primo libro di Matteo Parmigiani

Protagoniste di questa storia sono le emozioni: rabbia e orgoglio, sentimenti tipici della pubertà e profondi quanto acerbi, per la famiglia, la vita fatta di regole e per il luogo in cui si vive, alle quali si accosta a volte una prematura malinconia.

Tredici anni sono un’età maledetta da passare in campagna. Hai già i desideri di un adolescente, ma i mezzi e le libertà sono quelli di un bambino. Soprattutto se vivi a Rialzo, un paese della pianura padana nel cremonese, talmente isolato da sembrare fuori dal tempo. Le persone che lo popolano sono rozze, spesso meschine e ignoranti ma tra le righe emergono anche i tratti  di resilienza e orgoglio degli eredi di quella civiltà contadina lombarda pronta al sacrificio nel quotidiano. Gente che ha un rapporto vero e diretto con la propria terra e i suoi animali, che vive il senso di comunità con gesti concreti di vicinanza per i compaesani e concepisce il “paese” come l’unico mondo possibile, con un velo di malinconica rassegnazione. Poi c’è Matteo: è al suo ultimo anno di scuola media; la vita gli sembra ancora una promessa, mentre le stagioni si rincorrono, come i suoi desideri e le sue emozioni altalenanti tipiche della pubertà, un periodo della vita che spesso finiamo per dimenticare e assopire in un ricordo un po’ confuso.

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Piatta è la Campagna, edito da Fernandel, disponibile in tutte le librerie e su Amazon, è il primo romanzo di Matteo Parmigiani, autore classe 1986, che nella periferia del cremonese è nato e cresciuto e che nelle parole e pensieri del suo protagonista, un piccolo Matteo, riporta vivide immagini di chiari ricordi di infanzia. E così il lettore accompagna il protagonista nelle sue camminate lungo l’Adda, viene contagiato dal genuino entusiasmo per l’arrivo di una sagra di paese; osserva i colori dei tramonti, le corse a perdifiato nei campi e gli sguardi a volte carichi di stanchezza di chi vive la terra e la lavora ogni giorno.

“Quando si è giovani,  ci dice Matteo Parmigiani nel libro, la rabbia è la forma che assume l’amore per la vita”, ha dichiarato lo scrittore Raul Montanari che ha commentato questo primo romanzo del collega esordiente.  Protagoniste indiscusse di questa storia infatti sono le emozioni. In particolare rabbia e orgoglio, sentimenti tipici della pubertà e profondi quanto acerbi, per la famiglia, la vita fatta di regole e per il luogo in cui si vive, alle quali si accosta a volte una prematura malinconia.

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Matteo si imbatte in esperienze difficili e inaspettate; veri e propri tradimenti forti da parte del mondo degli adulti, che il lettore non può che percepire con la stessa immediatezza del protagonista: dal padre che tradisce la moglie perché sente il peso di una vita piatta, nella quale rientra con frustrazione mostrando solo la sua rabbia e rimanendo nell’omertà, al coinvolgimento in episodi di bullismo violento; dal pericolo di un abuso sessuale da parte di un uomo di chiesa fino alla morte di una compagna di classe. Un turbine emotivo attraverso cui Matteo passa, sempre correndo e salvandosi grazie al susseguirsi delle sue avventure, apparentemente indenne ma segnato nell’anima.

Il rapporto col padre è sullo sfondo ma sempre presente;  una figura ambivalente. Un uomo severo e apparentemente disinteressato che però Matteo scorge spesso intento a osservarlo da lontano, mentre lui è impegnato a vivere la sua quotidianità. Un uomo che da “papà”diventa per gran parte della narrazione diverso tempo solo “il vecchio stracciapalle”, da disprezzare per la vita mediocre che conduce. Ma nella mente di un ragazzino che ne scopre presto le fragilità, il padre diventerà presto qualcosa di diverso ancora.

Parmigiani rievoca con fedeltà la rabbia tipica della preadolescenza, la confusione, le emozioni contrastanti nei confronti della famiglia e il rapporto acerbo con i primi amori.

Nell’anno cruciale in cui passa dall’età dell’innocenza a una prima consapevolezza adulta, il piccolo Matteo si trova a combattere contro la realtà soffocante della vita di provincia. Qui, tra lotte famigliari, faide, fughe, cotte e prime sbronze, comprende di doversi ribellare.

Piatta è la campagna è un romanzo scritto con la freschezza e l’entusiasmo dell’adolescenza, un’epoca in cui tutto sembra accadere per la prima volta, al punto che perfino solitudine e noia appaiono come qualcosa di elettrizzante.

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“È nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza che sentiamo – spiega Parmigiani – come il protagonista di Piatta è la campagna, sia l’impulso irresistibile a rincorrere quei desideri, a volte coscienti, a volte vaghi o lontani, che ci spingono ad andare sempre più in là. Per crescere può essere necessario a volte abbandonare quei luoghi in cui si sono mossi i primi passi, sono nate le amicizie e i primi amori. Ma quando si lascia qualcosa, non lo si lascia mai per sempre”.  

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